Thursday, 31 March 2011

Casa Scuderi Bonaccorso

Lanterne rosse, una dopo l’altra. Quello che era un tempo il cuore dell’arte barocca etnea, oggi è la zona dove negozianti dagli occhi a mandorla vivono e lavorano. È la zona di piazza Carlo Alberto, sede del mercato, piena di colori e vocii indistinti la mattina, maleodorante la sera, piena di cumuli di spazzatura, affollata da una popolazione multietnica.
È il cuore del centro storico di Catania, a pochi passi c’è l’anfiteatro romano, c’è la statua dedicata al Cigno etneo Vincenzo Bellini, realizzata nel 1882 dallo scultore Giulio Monteverde, e c’è la centralissima via Etnea, arteria principale della città. 
Via Gemmellaro è proprio lì, nella strada delle lanterne rosse, dove si susseguono manichini e collanine, foulard multicolore e scatoloni anonimi. In quella piccola via, Rosario Scuderi Bonaccorso, tra i 27 fondatori nel 1823 dell’Accademia Gioenia, realizzò la sede che ospitava studiosi e matematici. Oggi è di proprietà di Lino Secchi e Paola Scuderi. Lei è discendente di Rosario Scuderi Bonaccorso, “affettuosamente” chiamato lo “zio scimmia”. Ci vivono da 25 anni, da quando la zia Teresa, nubile e generosa, gli permise di farne la loro abitazione. Tutto è rimasto com’era. “L’ho volutamente sottoposta a vincolo – spiega Lino Secchi – perché mi sembrava giusto proteggerla. Ho trovato la pianta originale creata da Sebastiano Ittar negli archivi di Castello Ursino. Senza quel progetto antico forse non sarebbe stato possibile vincolarla. Questa è zona di mercato e gli ambulanti ne stanno facendo scempio”. Come è successo per il resto dell’edificio: il piano terra è sede di magazzini. Il secondo piano, sventrato e diviso in tre appartamenti, è, invece, abitato da cinesi e studenti universitari. 
L’Accademia Gioenia era prettamente scientifica ma l’illustre antenato di casa Scuderi si interessava anche di arte, letteratura, studiava meteorologia dell’Etna. Ed era amico del geologo Carlo Gemmellaro, nato nel 1787 e morto nel 1866. Non è casuale che la via sia intitolata proprio a lui. Assolutamente casuale è invece il matrimonio dei discendenti dei due studiosi, andati a nozze sette secoli dopo la loro scomparsa: “Mio padre – racconta visibilmente divertita Paola Scuderi - ha sposato una Gemmellaro”. 

La casa, che si sviluppa su 600 metri quadrati, si estende su pianta ottagonale. L’architetto Ittar costruì solo il primo piano dello storico edificio nato dopo il terremoto del 1693, ma il suo progetto prevedeva la sopraelevazione, successivamente realizzata agli inizi del ‘900 dall’architetto Sada, lo stesso che progettò e costruì  il teatro Massimo Bellini, ancor oggi tempio etneo della lirica. 
Nell’attuale sistemazione si può ripercorrere la vita letteraria che si svolgeva tra le mura della sede Gioenia: l’ingresso dava su un salottino, vi facevano sosta i letterati prima di essere introdotti nella stanza della cultura dove, ai quattro angoli, sono rappresentati il filosofo Socrate, il legislatore Alicurgo, lo statista Epaminonda, il poeta Omero. Il salone ovale era invece l’esplosione del fasto: conserva alle pareti 9 riquadri, affreschi di una scuola fiorentina del ‘700, raffiguranti scene tratte dall’Eneide. Sulla volta imperiale è dipinto l’Olimpo. 
Franco Zeffirelli l’aveva scelto per girare alcune pose del film Storia di una capinera, ma la zia Teresa aveva opposto il suo no perentorio. Qualche anno più tardi Paola e Lino l’avrebbero invece concessa a Ficarra e Picone che proprio nel salone ovale hanno girato qualche scena de La  Matassa.
Oltre il cortile esterno c’è l’antica dimora di Rosario Scuderi Bonaccorso. Oggi è il regno di Dafne, gatto europeo di Paola e Lino. Dell’abitazione rimangono macerie e oggetti in disuso. Ma Lino ha un sogno: “Spero un giorno di potere sistemare anche quell’ala della casa”.

Alessandra Bonaccorsi




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